I miei racconti
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- Mi fanno male i quadricipiti e piove. (1) (18/04/2012, ore 22:15)
Mi fanno male i quadricipiti e piove.
I quadricipiti sono i muscoli sopra la coscia; mi aspettavo che andassero in crisi i polpacci come nelle ultime due maratone : e invece adesso i quadricipiti …
E’ il 25 dicembre: mi chiedono perché mi metto a correre a Natale. Non è facile spiegare che ho costruito una tabella di allenamento che a partire proprio dal quel giorno di dicembre mi porterà a preparare una maratona che si correrà a Milano il successivo 15 aprile. Ma questa è la verità. Qualcuno alza gli occhi al cielo come dire … l’ abbiamo perso .
Una tabella meditata e condivisa con alcune “colonne” del Forum, prima di mandarla in onda. Adesso è in onda.
Freddo, buio, pioggia, neve, settimana dopo settimana, continuo a seguire la tabella di allenamento. Passano quasi 3 mesi.
Il 18 marzo ci si vede a Roma con amici del Forum : io corro la maratona di Roma come prova di lunghissimo a un ritmo 10 secondi più lento di quanto ho previsto di correre la maratona di Milano e mi becco crampi ai polpacci negli ultimi 2 km.
…
Adesso sono passati tre mesi e mezzo. L’ allenamento è completato e sto bene. L’appuntamento è la sera del 14 aprile a Rho, da dove partirà la Milano City Marathon: ci sono Raffale, che fa il padrone di casa, Roberto (TV) che farà il pacemaker delle 4h30’ , Danila e Dario che vengono da Gravellona Toce ( provincia delle Alpi !) giusto per incontrarci, Marco (MI) che ancora non ha deciso se correre la maratona oppure la mezza, Giovanni (G) che s’è iscritto alla maratona ma non l’ aveva detto a nessuno. L’ abbiamo “beccato”.
Mangiamo tutti la pizza, un antipasto, il dolce: si parla di gare fatte e della gara dell’ indomani. E’ una bella serata.
- Mi fanno male i quadricipiti e piove (2) (18/04/2012, ore 22:14)
E’ il giorno della gara. Piove.
Raffaele è passato a prendermi e adesso stiamo camminando in direzione del punto di partenza con Marco. Dopo un chilometro finisce la copertura di vetro di Milano Fiera e cominciamo a bagnarci.
Consegno la sacca per il cambio ai camion che me la restituiranno all’ arrivo.
Cerchiamo con lo sguardo Ste e Calogero, che dovrebbero esserci, ma non li vediamo.
Raffaele mi indica al presentatore della manifestazione e mi trovo a parlare al microfono e a dire che arrivo da Roma e che non mi sono mai fermato dalla maratona di Roma fino ad adesso.
Mezzora prima dell’ora di partenza entriamo nelle griglie.
Io sto nella griglia 3h30’- 4’h e non c’è spazio per riscaldarsi. Saltello e faccio stretching leggero.
Non smette di piovere.
Ho pensato alla strategia di gara: ne parlavo con Marcolino.
Potrei tenere il ritmo di 5’05”/km oppure essere più prudente e partire a 5’10”/km: comunque sia ho la possibilità di fare il nuovo personal best. Mi sento in forma.
Mi sento talmente in forma che parto a 5’05”/km.
Dopo 10km vedo la frequenza cardiaca resta sotto il 130 bpm, per me zona di consumo lipidico, e mi incoraggio a tenere lo stesso ritmo: anzi oscillo tra 5’/km e 5’05”/km.
Alla mezza mi accorgo che frequenza cardiaca sta aumentando : voglio restare nella zona lipidica e allora rallento a 5’10”-5’15”/km.
Fino a questo momento ho corso con un berretto antipioggia, ma al 30° km il berretto è zuppo: me ne sbarazzo, con un debole lancio. Sto perdendo le forze ?
Sento un pizzico al polpaccio sinistro. Crampi ? no, e' solo un pizzico.
33°km: sento un pizzico al polpaccio destro.
Rallento ancora un po’; temo i crampi.
Ho bevuto a tutti ristori: dall’ esperienza di Roma ho imparato a curare il rifornimento di sali minerali.
No, tutto bene, niente crampi: ritorno a 5’15”/km.
Ma adesso cominciano a farmi male i quadricipiti: e voi, quadricipiti, che volete ?, chiedo.
E che stanchezza ! Ma che succede ?
Ho preso tutti e tre gli integratori di carboidrati al 13° , al 23° e al 33° km. Possibile che abbia consumato tutto ?
Rallento daccapo a 5’25”/km.
La frequenza cardiaca sta sopra 135 bpm.
Mi vengono pensieri negativi.
Mi fanno male i quadricipiti e piove.
No, non voglio fermarmi. Non voglio , non voglio.
Ancora un pizzico a un polpaccio.
Faccio un rapido calcolo, ma non mi sento più lucidissimo: anche se scendo al ritmo di 6’/km riuscirei a completare la gara con un nuovo record personale. Perché rischiare ?
Mi fanno male i quadricipiti e piove.
Penso a fare un km entro 6 minuti.
Ecco l’ ho fatto in 5 minuti e mezzo.
Penso di fare un altro km entro 6 minuti.
Ecco l’ ho fatto in 5 minuti e 27 secondi.
Penso di fare un altro km entro 6 minuti.
Continuo così : li corro contandoli ad uno ad uno.
Eccomi al 41°km, vedo l’ arena civica.
Il dolore è costante, ma niente crampi.
Stringo ancora i denti. Chissà che faccia avrà immortalato il fotografo che mi ha inquadrato dietro l’ ultima curva ?
Vedo il traguardo: alzo le braccia al cielo e ringrazio. Ringrazio sempre.
Sono confuso e sto gelando mentre supero il traguardo.
Mi fanno male i quadricipiti e piove: ma adesso non me ne frega più niente.
Perché, qui e adesso, magari non ci si crede, ma questa è la più bella maratona che abbia mai corso.
- La formichina (26/03/2012, ore 22:27)
Mi sono scoperto maratoneta per caso. Non posso essere competitivo in senso assoluto, almeno considerata l’ età , ma mi posso divertire, questo sì.
Divertirmi passa attraverso correre bene, e quindi torna la competitività: rientra dalla finestra, è relativa alla mia categoria, ma comunque c’è.
Se ci riesco , e non è così semplice, non devo farne però una "questione di stato".
Correre secondo le mie potenzialità, dovrebbe bastarmi.
Questo dipende da che traguardi mi pongo con onestà.
E così ho cominciato ad allenarmi con tutti i crismi; mi sono infortunato due volte , probabilmente per un allenamento troppo intenso.
In fondo corro da poco più di due anni.
E quindi ho cercato di fare tesoro dell’ esperienza e adesso mi alleno in maniera , diciamo, senza tappe forzate, come all' inizio, ma comunque con tutti gli accorgimenti che mi posso permettere per correre bene.
Ho ritarato i traguardi e mi sono proposto un divertimento che passa anche dall’ introduzione alla corsa di neofiti come mia figlia, come qualche amico, con gare corse a ritmi più blandi, e mi sono posto obiettivi personali molto più graduali.
Parto dalle 3h55’ della prima maratona: Roma 2011, corsa imprudentemente con la sciatalgia che incalzava.
Mi dico che adesso dovrei avere imparato.
Curata la sciatalgia sono passato a fare un tentativo a fine novembre a Firenze: riuscire a correre la maratona in 3h45’.
Le prove mi dicevano di avere la potenzialità per farlo.
La giornata è stata fredda ma non pioveva, ho fatto attenzione a tutti i particolari.
Sono partito bene seguendo i pacemaker del 3h45’ ma andavano più forte delle mie possibilità; ma mi sentivo bene e continuavo a seguirli.
A metà gara mi sono reso conto il loro 3h45’ valeva dal momento dello sparo dello start e vale in realtà 3h43’: non potevo tenere quel ritmo.
Ho rallentato ma è stato troppo tardi. Dal 32° km sono cominciati i crampi. Un tormento fino a 100 metri dal traguardo: ho chiuso in 3h58’.
Con l’ aiuto di amici ho analizzato la gara per capire dove ho sbagliato.
Ho ricominciato tutto daccapo, come una formichina a cui hanno danneggiato la tana con le riserve per l’ inverno.
Un mese di rigenerazione e ho ripreso gli allenamenti.
Ho introdotto nel piano di allenamento una maratona da correre a ritmo più blando un mese prima della maratona obiettivo.
Altri l’ hanno fatto e funziona.
Sono arrivo a metà marzo al test della maratona di Roma.
Ho iniziato a ritmo più lento ed è andato tutto bene fino al 40° km. Poi di nuovo crampi. Ultimi 2 km ( e sono stato fortunato: solo 2 km ) in parte al passo. Ho chiudo in 3h58’.
Senza crampi avrei chiuso in 3h52’.
Adesso manca un mese alla maratona "gara".
Ho ricominciato daccapo. Come una formichina.
Con l’ aiuto di amici ho analizzato la gara-test per capire dove ho sbagliato.
Stavolta l’ attenzione si è concentrata sulla carenza di integrazione di sali minerali anche in relazione alle condizioni climatiche.
E se a Milano va male ? che potrò fare ? sarebbe un altro tentativo mancato di divertirmi. Perché ? perché ho scelto che mi diverte pensare di correre secondo le mie possibilità e non soltanto per completare la gara.
Spero solo che non mi vengano i crampi per la terza volta consecutiva.
E se invece mi vengono ? Ci penso . Ecco ci ho pensato.
Ricomincerò daccapo. Come una formichina.
- Faccio il bis (12/03/2012, ore 18:46)
Correndo nei giardini, 10 km, Ladispoli 11 marzo 2012
Ho notato nell’ ultimo mese che gli allenamenti che sto seguendo per preparare la maratona di Milano, mi stanno facendo recuperare una forma fisica paragonabile a quella che avevo prima dell’ infortunio di un anno fa, quando ho fatto il migliore personale sui 10 km.
E quindi : perché non provarci ? Ho trovato a un prezzo conveniente un paio di scarpe “intermedie” dieci giorni prima di una gara da 10 km che avevo inserito nel programma di allenamento tra due lunghissimi lenti per svegliare le gambe con un po’ di velocità.
Mentre facciamo questa velocizzazione, mi sono detto, facciamola bene.
Detto fatto.
Le scarpe ( asics ds sky speed2 ) hanno una calzata fantastica: le ho provate un paio di volte prima della gara.
Ed eccomi una mattina ventosa di marzo sul lungomare di Ladispoli a sgambettare con altri “fanatici” della corsa di resistenza.
Il divertimento è riuscire a correre per 10 km in meno di 45 minuti che è il mio miglior tempo fino ad oggi. Niente di eccezionale, ma questo è il mio traguardo.
Non c’è un mio amico, compagno di squadra, con cui possa accordarmi perché mi faccia da “lepre”.
Dovrò accontentarmi di impostare il “virtual partner” sul satellitare e confrontarmi con lui lungo il percorso.
Lo imposto a un ritmo di 4’24”/km corrispondente a un tempo complessivo di 44’.
Incrocio amici del Forum ( Scricciolo, Rosario) e compagni di altre corse.
Dopo un buon riscaldamento, parto “sparato” : il virtual partner sta dietro. Tengo un ritmo da 4’10”/km.
Al terzo chilometro comincio a sentire la fatica. Ho un vantaggio di 32 secondi sul virtual partner.
C’è un piccolo rallentamento. Mi serve per riprendere fiato, mi dico, e riprendo con forza fino al 5° km : passo in 21 minuti e 45 secondi.
Se continuiamo così ridiamo, penso.
Al settimo chilometro sento che sto perdendo terreno; viaggio a 4’30”/km in due leggere salite, ma all’ ottavo mi riprendo. Voglio farcela, sento che posso farcela.
Mi grido “ forza, forza !”.
“Tutto bene ?” mi dice uno accanto che mi sta superando. “ Sì” , dico, “vai vai !”. Chissà che avrà pensato ?
All’ ultimo chilometro tiro al massimo; sento il vento laterale. E’ uno sprint che sembra lunghissimo: mancano 700m, 600m, 500m. Vedo il traguardo.
Guardo il satellitare : ho un vantaggio di 10 secondi. Mi dico “ce l’ ho fatta! “.
Taglio il traguardo: mi fermo e appoggio le mani sulle ginocchia. Belle scarpe, penso guardandole, brave anche voi. Sento qualcuno che mi da’ una pacca sulla spalla. E’ un compagno di squadra. Tossisco.
Lui dice “è andata”. Ridiamo. Mi tolgo il chip, prendo un the caldo e un pezzo di ciambella. Parliamo.
Ho fame; anzi adesso che ci penso, ho sentito un po’ fame già alla partenza: faccio il bis.
- Forse di più (Best Woman, 11 dicembre 2011) (12/12/2011, ore 21:31)
Alcuni lo chiamano Pace Maker, altri solo Pacer, oppure Lepre. E’ un runner che in una gara tiene un ritmo costante a favore di altri runner che vogliono conseguire un determinato risultato.
L’ ho fatto una volta per una amica, Simona, in occasione di una 5 km non competitiva qualche mese fa, e adesso l’ ho ripetuto per Valentina alla sua prima 10 km.
Valentina s’ è iscritta quest’ anno alla squadra dell’ LBM Sport , ma non ha mai gareggiato.
E, dice bene chi ha già fatto il pacer ufficialmente, cioè in maniera formale in alcune maratone o mezze maratone, come Vito, come Roberto, che è una gran bella esperienza.
Perché tu corri non per il tuo risultato: di norma per fare il pacer di un determinato tempo , devi essere ben in grado di fare un tempo inferiore per essere capace e con relativa poca difficoltà di gestire bene la situazione.
Tu corri per consentire ad altri di raggiungere il loro obiettivo. E quindi l’ impegno è incentrato a aiutare altri a farcela, a vincere la loro sfida, a non mollare, a superare le difficoltà e ad arrivare fino in fondo.
Sono stato contento allora per Simona e lo sono stato oggi per Valentina. Con qualcosa di particolare in più perché Valentina è mia figlia.
Com’ è andata la gara?
L’ obiettivo è superare il cosiddetto “test del moribondo”: correre 10 km in un’ora al massimo.
Partiamo con calma, le raccomando di non stare contratta , spalle rilassate , braccia mobili e andiamo bene , molto regolari.
Al 5° km passiamo in 30’ e pochi secondi, mantenendo un ritmo costante: siamo partiti a un ritmo di 5’55”/km , e lo manteniamo con pochissimo scarto, 6’03”/km, 5’59”/km.
Io parlo; Valentina sta in silenzio: al massimo sorride.
Alla fine mi dirà che al 5°km s’è un po’ spaventata: non li aveva mai corsi 5 km in 30’ ; nel migliore dei casi li aveva corsi in allenamento in 35’.
Poi mi dirà anche che al 6°km non si sentiva affaticata e avrebbe voluto accelerare, ma io mantenevo la stessa andatura.
Al 7° invece la vedo in affanno, il respiro s’è appesantito; il ritmo è calato.
Avevamo un vantaggio di 15” in proiezione sull’ ora e adesso il vantaggio è sceso inesorabilmente a zero.
Da 5’55”/km siamo passati a 6’05”/km, poi a 6’10”/km, poi a 6’12”/km.
La sprono, cerco di distrarla, continuo a parlarle, le racconto una barzelletta, dico stupidaggini.
Siamo all’ 8°km e la vedo sempre in difficoltà; assecondo il calo di ritmo, perché penso che se provo ad accelerare adesso, cederebbe.
In realtà è così, poi mi dirà che ha avuto difficoltà dal 7° km.
In prossimità del 9° km comincio a gridare “forza , forza ! siamo all’ ultimo km ! tira fuori tutto ! fino all’ ultimo fiato ! “
Transitiamo con un ritardo di 8” sulla proiezione dell’ ora.
E’ un peccato se cede: manca una manciata di secondi all’ ora.
Valentina reagisce, lo vedo ; si rianima.
Guardo il garmin: adesso siamo tornati a 5’55”/km.
“Dai, sei bravissima stai andando una favola, mancano 600m. Guarda si vede lo stadio ! e’ lì.”
5’40”/km.
“ Ecco ora dopo la curva gli ultimi 500m, vai benissimo ! “
“Seguimi, va bene così, tieni il ritmo, su la testa, bene. Ecco guarda la nostra macchina parcheggiata, tra cento metri entriamo nello stadio. “
“ Ci sei, ci sei !”
Guardo il garmin: 5’30”/km.
Entriamo nello stadio. Il ritardo è azzerato.
“Vai Vale sei grande ! sono gli ultimi 200m, ci sei ! ci sei ! Ecco dopo la curva c’è il traguardo: guardalo ! “
Vale tiene il ritmo: è veramente grande. In viso è rossa, imperlata di sudore.
Lancio uno sguardo al garmin: abbiamo recuperato e adesso siamo in vantaggio di una manciata di secondi . Il traguardo è a 50 m.
Le grido: “ vai Vale ! alza le ali adesso e vola , ci sei ! “
E Valentina alza le braccia ( e io finalmente mi rilasso ) e tagliamo il traguardo facendo l’ aeroplanino.
Ci abbracciamo.
Lei mi dice del 5° e del 7°km e mi dice che è contentissima: io anche. Forse di più.





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