Login non effettuato

I miei racconti

Tutti i racconti

  • La mia NYC Marathon - prima parte (14/11/2010, ore 15:03)

Come immaginavo le parole non riescono a descrivere quell’uragano di emozioni, sentimenti e suggestioni che rappresenta la NYC Marathon ma provarci e’ necessario e doveroso seguendo il filo della cronistoria di eventi che hanno caratterizzato la vigilia ed il giorno della gara.

Con mia moglie Barbara e la squadra del Placentia Marathon Team siamo giunti a NY nel pomeriggio di giovedi’ 4 novembre. Dopo un veloce check-in in hotel, subito appuntamento al Jarvis Convention Center per ritirare il pettorale. E’ veramente come entrare al Luna Park per un bambino: innumerevoli stand pieni di maglie, scarpe, gadget e gli ultimi prodotti tecnologici per la corsa. Acquisto una maglia che indossero’ in gara ed un led di segnalazione notturna per la visibilita’ al buio, difficile da trovare in Italia. Il ritiro del pettorale e’ una piccola cerimonia e i volontari, dietro i loro sportelli rigorosamente ordinati per numeri e colori, lo sanno e con ampi sorrisi ti fanno i migliori auspici per una grande corsa. Mi tengo stretto il mio numero: 28651 blue.

Venerdi’ 5 novembre. Ore 7:30, ancora stordito per il jet lag mi reco con l’amico Gigi, al suo esordio in maratona, presso l’Apple Cube per una corsetta di gruppo in Central Park, guidata da Stefano Baldini e Fulvio Massini, finalizzata a muovere un po’ le gambe e conoscere gli ultimi km della gara. I saliscendi di Central Park sono impegnativi e pensiamo che domenica sara’ dura, il percorso non aiuta e non perdona. Definire intenso il proseguimento della giornata e’ poco: visita ai magnifici musei MoMA e Metropolitan, Rockfeller Center, St. Patrick ed i quartieri in sequenza Midtown, Flatiron District, Chelsea, Meatpacking District, Greenwich Village e Soho. Tutto rigorosamente a piedi, oltre 25 km di camminate una follia che sono consapevole di pagare duramente in gara. Ma NY e’ cosi’, bisogna entrare nello spirito e nei ritmi della citta’, li devi vivere, assimilare per poter apprezzare compiutamente cio’ che vedi, senti, tocchi, gusti e annusi con tutti i cinque sensi impegnati allo spasimo.

Il sabato scorre piu’ tranquillo tra il sightseeing tour in bus, qualche negozio, la Grand Central Station, la conferenza pre-gara e la metodica preparazione della sacca gara e degli indumenti. Purtroppo in serata una cattiva notizia: Stefano l’amico di NY del Forum non potra’ partecipare alla gara a causa di un problema al ginocchio. Avevo intuito che la sua assenza alla corsa di venerdi’ mattina fosse un cattivo auspicio…

Domenica 7 novembre. La sveglia suona alle 4:30. Colazione in camera con alimenti maniacalmente portati dall’Italia e salita sull’autobus che mi condurra’ alla partenza a Staten Island sul Ponte di Verrazzano. Sull’autobus mi trovo nella fila a fianco di Stefano Baldini, grande campione e persona semplice e disponibile che parla spontaneamente del percorso e della differenza fra la maratona di NY e le maratone italiane. Sara’ una mia impressione, ma penso di notare una punta di malinconia in lui per la rcente chiusura di una splendida carriera sportiva. Mentre arriviamo il sole sorge dall’oceano dietro il Ponte di Verrazzano. Una fila interminabile di autobus scarica migliaia di runner che, un po’ frastornati, si accampano nella vasta area di partenza di Forte Wadsworth. L’attesa sembra lunga ma in realta’ scorre velocemente. Mi sono soffermato su ogni particolare: i visi carichi di tensione, i volontari, i colori, i ristori, la serie infinita di cerimonie personali, piccoli riti e grandi speranze. La giornata e’ bella, il sole splende ed accende il cielo di un azzurro vivido, la temperatura resta un po’ bassa ma e’ l’ideale per correre

Arriva il momento di entrare in griglia, parto nella seconda ondata alle 10:10. Si avanza lentamente nel settore assegnato e mentre aspetto lo start noto intorno a me visi sconosciuti ma accomunati dalla sensazione di essere in fondo dei privilegiati per trovarsi alla partenza di una gara cosi’ suggestiva. Ci incamminiamo verso l’arco di partenza, inno americano, colpo di cannone e sulle note di “New York New York” comincio a correre, vengo inghiottito dal ponte ed le gambe iniziano a battere freneticamente la strada. Le strutture del ponte vibrano sotto i colpi di migliaia di piedi, l’orizzonte terso mostra i grattacieli di Manhattan, laggiu’ oltre il mare c’e’ il traguardo che da qui sembra ancora piu’ lontano ed irraggiungibile.


  • La mia NYC Marathon - seconda parte (14/11/2010, ore 15:00)

Scesi dalle lunghe rampe del ponte, entriamo nel cuore di Brooklyn sulla 4th Avenue. Si sente un boato ed una folla incredibile di spettatori accoglie il fiume multicolore di podisti che si impossessa della grande strada. Incitamenti, urla, campane, cartelli, fischietti, tamburi si fondono in un tifo caloroso e spontaneo, uomini e donne di ogni eta’, bambini e bambine sono li’ in strada ad incitare tutti dal campione al piu’ lento degli amatori, ad offrire fazzoletti, arance, banane, acqua, bibite, integratori, caramelle e cioccolatini. E’ tutto come si dice e si legge ed anche di piu’, per capirlo bisogna viverlo e provarlo, sono sensazioni che ti entrano dritte nel cuore, ti fanno venire i brividi sulla pelle e ti inumidiscono gli occhi.
Qualcuno disprezza la maratona di NY giudicandola come una giostra mangia-soldi. E’ vero che e’ stato creato un immenso business che coinvolge sponsor, strutture ricettive, tour operator e svariate attivita’commerciali con un volume d’affari miliardario. Ma la NYC Marathon e’ anche due milioni e mezzo di persone che si accalcano sul percorso per tifare, festeggiare ed incitare i partecipanti in maniera genuina e spontanea. Non conoscono le singole motivazioni che portano migliaia di persone a correre la maratona, e forse non le comprendono fino in fondo, ma, a differenza degli italiani, le rispettano ed apprezzano profondamente. E’ il pubblico che rende questa gara la “Maratona di NY”, senza questa folla gioiosa sarebbe solo una maratona come tante altre.
La caviglia inizia a darmi qualche piccolo fastidio, che diventeranno un problema dopo qualche decina di km, e mi rendo conto che devo gestirmi al meglio senza spingere troppo. Inoltre e’ impossibile non assecondare questo incredibile tifo e mi lancio in una serie interminabile di “cinque”, dal leggero buffetto alla bambina di due anni in braccio alla mamma, fino all’energica manata con le dita che bruciano al ragazzone nero alto due metri. E’ un divertimento continuo con band ad ogni miglio che suonano rock, pop, blues, funky, hip hop e gospel. Corro con i colori dell’Italia e dell’Unicef, con il nome stampato sulla maglia, e la gente mi chiama ed incita “Italia”, “Go Ste go (pronunciato Sti)”, “Ste look great” ...
I km scorrono, il lungo rettilineo della 4th avenue e’ una freccia nel cuore di Brooklyn ed in fondo, all’ottavo miglio, si staglia il grattacielo della Williamsburg Savings Bank, il primo punto di riferimento che segna il superamento del terzo iniziale del percorso. Subito dopo i gruppi di podisti con pettorali di differenti colore, che finora erano fluiti su percorsi separati, si uniscono in un unico gigantesco flusso. Passiamo per Lafayette Avenue, con la gente assiepata sui gradini delle loro case di mattoni rosse, per Little Poland dove il pubblico inizia a diradarsi e giunge un silenzio che sembra irreale rispetto al chiassoso tifo precedente. Qui finisce Brooklyn ed inizia il quartiere Queens, dove la leggera rampa del Pulansky Bridge conduce a metà percorso. Qui mi accorgo di avere un cronometro e guardo il tempo: 1:58, un po’ lento ma con il traffico dei primi tre km e la caviglia malandata va benissimo. Dal ponte si vede uno scorcio di Manhattan, la meta inizia a diventare concreta, ma siamo sempre al di la’ dell’East River, su un’isola. Lontana.
Tra i capannoni, i magazzini e gli anonimi palazzoni del Queens si corre come in una sorta di sospensione, in attesa di qualcosa di cui si ignora la grandezza e la magnificenza. Il Queensboro Bridge e’ la porta per la gloriosa entrata a Manhattan, ma bisogna pagare dazio. Una salita continua lunga un miglio, sotto una struttura metallica opprimente dove il percorso si stringe e diventa buio. Stranamente corro meglio in salita, allungo, supero tanti e raggiungo i palloncini delle 3:50, l’ottimismo si diffonde in me e mi accompagna fino alla base del ponte, uno stretto tornante poi la luce e mi trovo proiettato in un’altra dimensione: un boato immenso, due muri di folla strepitosa accalcata ai lati della strada, sono a Manhattan, davanti a me l’infinita First Avenue.


  • La mia NYC Marathon - terza parte (14/11/2010, ore 14:43)

Brividi, brividi, brividi paralizzano il corpo, voglio piangere ed urlare, lo faccio ed il pubblico mi asseconda con un tifo assordante. Sono centinaia di migliaia, ognuno ha qualcuno da incitare con i nomi impressi su schiere di cartelli e striscioni. Tutti noi che corriamo e loro che esultano siamo uniti per un giorno sul palcoscenico del mondo, questa e’ la Maratona di NY, questa e’ la Maratona che tutti conoscono e di cui tutti parlano. Lungo questa grande strada se ne comprendono le vere ragioni…indescrivibili, da vivere intensamente con il corpo e con il cuore.
La First Avenue con la spinta di questo pubblico favoloso diventa una galoppata impetuosa, non sento gli insidiosi saliscendi, l’asfalto duro e pieno di buche e tombini, corro soltanto veloce in sintonia con il pubblico, il tifo, le urla. Ma questa galoppata mi prosciuga tante energie ed arrivo in fondo all’ultimo ponte con una fitta che mi blocca la caviglia sinistra. Mi fermo a bere al rifornimento e trangugio il secondo gel, riparto ma la gamba sinistra e’ quasi rigida e devo rallentare sensibilmente il passo. Dopo il ponte la fugace apparizione nel Bronx e di nuovo Manhattan sulla mitica 5th Avenue. Sto soffrendo maledettamente, la gamba sembra di legno e la caviglia mi duole, pero’ sono determinato a finire questa gara, questo sogno fantastico. Ad Harlem un omone nero con occhiali da sole ed un gigantesco impermeabile mi affianca e mi urla “It’s only two miles, only two miles man! You can do it!”, mi viene da sorridere e in concomitanza con una lunga discesa, la gamba inizia miracolosamente a sciogliersi e lentamente aumento il passo. Le miglia mancanti sono in realtà quasi quattro ma l’urlo dell’omone mi ha fatto scattare qualcosa dentro, sorrido, corro e riprendo il ritmo dei primi km.
Siamo vicini a Central Park ed il pubblico torna ad essere decisamente numeroso. Un gruppo di ragazze espone uno striscione che dichiara “Marathoners are sexy!”, penso che sia difficile essere sensuali al 37mo km! Altri cartelli sentenziano: “Pain is temporary, pride is forever” e “Finishing is your only fucking option”, proprio vero! Svoltiamo dentro il parco ormai mancano solo 4 km, come avevamo intuito venerdi’ i saliscendi sono veramente micidiali, la caviglia torna a farmi male ma stringo i denti…pain is temporary…Usciamo da Central Park, ultimo km, corro e vedo Columbus Circle, la leggera salita sembra un maledetto muro…pain is temporary…Svolta a destra, rientriamo in Central Park, l’entusiasmo decolla, mancano 400 metri, ancora salita, il traguardo non si vede subito bisogna cercarlo…pain is temporary…finalmente ecco la meta e si arriva…pride is forever!
E’ solo festa, silenziosa, personale, intima e composta. Il responso cronometrico non è soddisfacente (4:05:05), ma obiettivamente non potevo fare di piu’ in queste condizioni. Peccato, in condizioni buone probabilmente avrei chiuso intorno alle 3 ore e 50, ma e’ solo un dettaglio, quello che conta e’ essermi goduto pienamente il percorso, la citta’ e, soprattutto questo pubblico fantastico. Per me ora tutto il mondo della corsa e’ cambiato, niente sara’ uguale a prima, nessuna gara potra’ reggere il confronto con questa…
Con la medaglia al collo si scivola via dall’area di arrivo, avvolti nella coperta termica ed accompagnati dalle congratulazioni dei volontari. Il tragitto lungo Central Park per raggiungere i furgoni con le sacche e’ molto lungo, quasi 20 minuti, lo si vive in una sorta di sospensione temporale. Mai come ora ci si rende conto come la maratona rappresenti la metafora della vita: fatica, sudore, dolore, lacrime ma anche una incontenibile felicita’ che ti scuote tutto il corpo e ti dona una serenita’ totalizzante. Mi cambio, esco dal parco e mi incammino verso l’albergo. Zoppico un po’, ma non sono stanco anzi mi sento vigoroso, i complimenti dei passanti mi fanno sentire un piccolo eroe…Ho fatto la Maratona di New York…
In questo momento, davanti al PC, dopo diversi giorni mi risuona nella mente il ritornello della canzone dei REM, lo comprendo fino in fondo, e’ diventato parte di me…
It's easier to leave than to be left behind, leaving was never my proud.
Leaving New York never easy. I saw the life fading out.


  • SETTIMANA 8/13 PREPARAZIONE NYC MARATHON (27 SETTEMBRE – 3 OTTOBRE 2010) (04/10/2010, ore 14:45)

Ottava settimana di preparazione con poche luci e molte ombre. La gara di Lugano mi ha lasciato molte scorie mentali e soprattutto fisiche, la gamba sinistra e’ tornata a darmi fastidio e a 40 giorni dal grande evento non e’ certo una buona notizia.

Lunedi’ 27 Settembre
Corsa Lenta 8 km + allunghi
Ritmo medio 5:44"
Seduta di corsa lenta rigenerante dopo insieme a mia moglie Barbara ed alla sua amica Laura con un po’ di fartlek per insegnare ad aumentare i ritmi ed a recuperare in corsa.

Mercoledi’ 29 Settembre
Ripetute RRM 5 x 1 km recupero 1 km ritmo maratona 12 km
Ritmo medio 4:38"
Seduta di ripetute abbastanza semplice solo 5 ripetute di 1 km con relativi recuperi, sensazioni non buonissime ma complessivamente un valido allenamento

Giovedi’ 30 settembre
Corsa media 13 km
Ritmo medio 5:05"
Causa impegni vari una seduta di allenamento dopo cena, praticamente in notturna! Molta fatica specialmente all’inizio, con la digestione in atto, e corsa comunque appesantita ed affaticata. Da non ripetere!

Domenica 3 ottobre
Lungo 22 km
Ritmo medio 5:05" Tempo finale: 1:48’:30”
Ritorno alle tapasciate a Pontenure per un lunghetto che vorrei interpretare a ritmo un pochino piu’ brillanti della solita CL. Mi trovo alla partenza con Gigi (che ha già corso 8 km per portare a termine un lunghissimo) e come d’uopo partenza sparata; primi 5 km a 4:50, 5 km successivi a 4.40. A questo punto al secondo ristoro saluto Gigi e lo lascio andare perche’ non voglio scoppiare e la gamba sinistra mi da’ veramente fastidio. Mi attesto su ritmo piu’ bassi intorno ai 5:00 sui tratti asfaltati e 5:10-5:15 sullo sterrato. Dopo circa 5 km riprendo Gigi che si sente bene ed e’ entrato in crisi. Al ristoro si fara’ portare all’arrivo dai commissari. Io intanto proseguo cercando di aumentare un pochino e finire in progressione e mi ritrovo in men che si dica all’ultimo km. 22 km invece dei 25 annunciati!
A parte la gamba le sensazioni sono state buone con un ottimo tempo finale!


Km TOTALI 55 (totale = 503).

Settimana con un leggero scarico in termini di km. Sento che la forma sta crescendo ma resta la grossa ombra della gamba sinistra.
Dopo una massiccia cura domenicale con antiinfiammatori e automassaggi la situazione e’ decisamente migliorata. Tuttavia penso sia necessario ricorrere ad un buon massaggiatore


  • SETTIMANA 7/13 PREPARAZIONE NYC MARATHON (21-26 SETTEMBRE 2010) (28/09/2010, ore 12:00)

Inizia la seconda parte della preparazione della Maratona di NYC, ormai manca solo un mese e mezzo! Settimana abbastanza positiva conclusa con la Stralugano di domenica gara che non mi ha pienamente soddisfatto, come vedremo dopo.

Lunedi’ 20 Settembre
Corsa Lenta 11 km + allunghi
Ritmo medio 5:14"
Seduta di corsa lenta rigenerante dopo il lunghetto della domenica precedente. Sensazioni abbastanza buone e fondamentali come al solito gli allunghi finali per sciogliere le gambe.

Mercoledi’ 22 Settembre
Ripetute RRM 4 x 3 km recupero 1 km ritmo maratona 16 km
Ritmo medio 4:48"
Seduta centrale della settimana decisamente impegnativa e lunga ma svolta positivamente fino alla fine. Decisamente stanco alla fine ma soddisfatto!

Giovedi’ 16 settembre
Corsa media 13 km
Ritmo medio 4:55"
Buona seduta di corsa media. Partenza sotto ritmo come d’abitudine ma ottima progressione per almeno una decina di km. Al termine mi sentivo le gambe sciolte ed agili

Domenica 26 settembre
Gara 30 km
Ritmo medio 5:34" Tempo finale: 2:47’:20”
Seconda gara della stagione autunnale a Lugano, la mia prima partecipazione all’estero! Decisione di partecipare presa in settimana insieme all’amico Gigi che deve superare il blocco psicologico del 21mo km! Sembra una bella gara in un contesto paesaggistico stupendo lungo il lago ed una distanza ottima come allenamento considerando che il percorso ondulato che consente di provare i saliscendi che ci aspetteranno a New York.
Partenza alle 6.45 da Piacenza ed arrivo a Lugano vero le 8.30. Parcheggiamo e raggiungiamo il centro ritiro pettorali piuttosto lontano dalla partenza e scomodo. Ci cambiamo e arriviamo in griglia appena in tempo per lo start. I primi km sono all’interno del centro citta’ e, come al solito affollati, fatico a trovare il mio ritmo. Quindi si raggiunge la strada panoramica lungo il lago: panorama meraviglioso ed un paio di salite piuttosto toste. Mi sento bene ma le sensazioni non sono buone, non riesco a trovare un ritmo costante e sento di fatica piu’ del dovuto. I ristori sono il punto debole dell’organizzazione, poca acqua e bisogna fare la fila per poter bere perdendo molto tempo! Il percorso lungo il lago continua con i suoi saliscendi fino al 20mo km quindi si entra in una brutta zona industriale dove passo la rilevazione della mezza nel pessimo tempo di 1.56, mai fatto peggio! In aggiunta nelle discese il ginocchio sinistro inizia a farmi male e non riesco a spingere adeguatamente…Al 23mo km inizia la solita piu’ impegnativa che durata circa due km; la affronto con una passo deciso e costante e mi accorgo di salire bene ed agilmente, superando tanti che rallentano e/o camminano. Ancora discesa e problemi al ginocchio e vengono recuperato da quelli che mi ero lasciato alle spalle in salita.
Gli ultimi 4 km vedono il ritorno i città ed approfitto del tratto pianeggiante per aumentare il ritmo, riesco a portami sui 5’ al km e supero decine di podisti in chiara difficolta’ volta finale con doppio traguardo (si faticava a capire se si era arrivati…) e tempo finale di 2.47’21” dici minuti in piu’ del previsto.
Ottima invece la gara di Gigi chiusa addirittura a 2.29’40” con i primi 20 km a ritmo elevati e buona gestione del finale. Superato il blocco psicologico dei 30 km!

Km TOTALI 70 (totale = 448).

Resta un po’ di delusione per la gara di domenica: l’obiettivo di fare un buon allenamento e’ stato sostanzialmente conseguito, tuttavia con un pizzico di determinazione e grinta in piu’ avrei potuto decisamente fare meglio, visto che i 3 km finali sono stati i piu’ veloci…


1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | Pagina successiva