I miei racconti
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- L’atleta, lo sportivo e il vincitore (26/07/2009, ore 23:07)
Mi trovo sempre in imbarazzo quando devo spiegare a un amico o un collega che ho intenzione di partecipare a una “gara”. Comincio a cercare una serie di giustificazioni: “una gara, cioè, una corsa, io non è che corro per vincere, vado piano… voglio solo arrivare al traguardo”. Mi suona strano chiamarla gara perché, per il mio livello, per me non è una competizione, visto che non ho alcuna chance di vincere.
Ma dopo aver fatto il certificato agonistico (obbligatorio per la “gara” alla quale voglio partecipare), aver fatto la mia ultima seduta di fisioterapia (prezzo complessivo: 1/4 del mio stipendio), aver portato avanti gli allenamenti con un clima proibitivo, ed essere stata di sfuggita in contatto con alcuni atleti, mi trovo a fare alcune riflessioni, su cosa sono atleti, sportivi e vincitori.
È opinione comune che l’atleta sia colui che pratica sport a livello agonistico. L’atleta è spesso associato al tipo che vediamo in tv salire sul podio, quello che vince una gara di un certo livello, o comunque vi partecipa. Cercando sul vocabolario vedo, invece, che l’atleta è chi si dedica ad una qualsiasi attività sportiva, oppure una persona di grande forza e destrezza fisica, oppure chi difende con ardore una causa nobile.
E che cos’è uno sportivo? Uno sportivo è colui che pratica uno sport, oppure che segue, con interesse e con passione, uno sport, senza praticarlo. E attenzione: uno sportivo è una persona corretta e leale. Cosa che purtroppo non si può dire di tanti nostri atleti. Un vero atleta secondo me deve essere sportivo, deve essere una persona cosciente di essere, appunto, solo una persona come noi. Un vero atleta deve essere umile, deve essere un signore!
Ma infine, molto più facile, la terza domanda: chi è il vincitore? Il vincitore è quello che arriva primo nella gara. E pochi di noi ci riescono.
La grande forza e destrezza fisica, ahimè, mi mancano. Non sono mai stata appassionata di sport (lo sto scoprendo ora, sia come praticante che come appassionata). Non ho mai vinto nessuna gara.
Io non faccio sport a livello agonistico (anche se devo pagare di tasca mia per avere il certificato), non ho una squadra di medici e fisioterapisti che mi seguono (e io pago!) e, va detto, non ho neanche le doti da campionessa, non vengo pagata per allenarmi e anzi devo rubare tempo al mio lavoro e ai miei affetti.
Ma io, come voi, sono un atleta, sono una sportiva ed io, ogni giorno nel mio allenamento, e in ogni gara che ho faticosamente preparato, vinco!
Il vero atleta non è nei risultati, ma nello spirito!
- Ma chi me lo fa fare? parte 5 (finalmente la risposta... forse!) (24/10/2008, ore 14:40)
Perché corro? Chi me lo fa fare? Me lo chiedo spesso anch’io e non l’ho ancora capito.
Ho sempre odiato correre, l’ho sempre vista come un’imposizione. All’inizio era come se volessi dimostrare qualcosa a qualcuno e spesso saltavo gli allenamenti. Poi ho un giorno ho realizzato che volevo correre per me stessa. E ora mi sveglio presto la mattina per andare a correre! Pianifico gli allenamenti!
E non riesco ancora bene a capire chi me lo fa fare. Non é per dimagrire (anche se lo sto facendo, dopo la mia espansione da stress!), non é per vincere perché non vincero’ mai una gara. Di sicuro lo faccio per me stessa, ma non so bene il perché.
Forse é il desiderio di riscattarmi di tutto quello che ho passato. Forse lo faccio perché mi piace riconoscere i miei limiti per poi abbatterli. Ogni settimana io batto un record, che sia il numero di allenamenti a settimana, la distanza percorsa o la velocità. Ho cominciato due giorni dopo l’intervento col muovere il piede, sono passata per il camminare e fare le scale, lasciare le stampelle, comprare una bici, provare a nuotare per 1500 metri. Faccio cose che non avrei mai pensato di fare. Ogni volta io supero me stessa. Non importa se i miei tempi e le mie distanze fanno schifo. Per me sono dei traguardi.
Insomma non so bene perché lo faccio, ma una cosa é certa (anche se il merito non é solo della corsa, ma di un processo di crescita e presa di coscienza in generale che ho affrontato nell’ultimo anno) : non mi sono mai sentita cosi’ bene in vita mia !
- Ma chi me lo fa fare? parte 4 (24/10/2008, ore 14:39)
Il 5 Aprile ho fatto la prima gara non competitiva: ho corso 5,2 km in 36 minuti che visto da fuori è una cazzata ma per me è stato un traguardo.
Il 7 settembre ho fatto 6.3 km in 36 minuti.
Il 5 Ottobre ho fatto la prima 10 km: puntavo a farli in 65’ e ce ne ho messi 56’.
Il ginocchio mi ha fatto male. A volte di più a volte di meno, ma all’inizio si é fatto sentire ogni volta che abbattevo un altro piccolo limite. Poi ha cominciato a farsi sentire sempre meno, e ora non mi dà grossi problemi. Quando dopo una gara mi fanno male i muscoli sono contenta. Perché il dolore muscolare mi fa notare l’assenza di quello al ginocchio.
So che prima o poi dovro’ operarmi ancora, come lo sapevo 10 anni fa, e so che la corsa non é lo sport più adatto per me. Per questo motivo mi alleno molto gradualmente.
Ora mi sto allenando per la mezza a marzo 2009. Avevo anche un sogno più ambizioso, ma ho deciso di fare le cose con più calma perché non posso affrontare un’altra operazione adesso.
Forse dopo passero’ al triathlon, che é una cosa più equilibrata per le mie ginocchia rispetto a una maratona!
- Ma chi me lo fa fare? parte 3 (24/10/2008, ore 14:39)
A 28 anni, fine giugno 2007, mi sono operata il ginocchio destro. L’operazione é andata bene, ma ho avuto dei problemi post-operatori che qualcuno potrebbe definire gravi, ma per fortuna ho segnalato al medico i sintomi giusti. Grazie a una degenza un po’ più lunga in ospedale, ho fatto subito molta fisioterapia. Ho poi continuato con molto impegno a farla a casa e in un centro specializzato, perché so per esperienza che la fisioterapia é la cosa più importante.
Ho continuato a curarmi per il problemino post-operatorio fino ad aprile 2008, e sono tuttora comunque sotto controllo. Potrebbe sembrare che c’entri poco con la corsa, ma c’entra tantissimo perché c’entra con la situazione psicologica in generale e col desiderio di rifarmi.
A dicembre 2007 ho provato a correre la prima volta e mi sono dovuta fermare dopo 30 secondi per i crampi ai polpacci.
A gennaio 2008 ho corso 5 minuti e mi sono sentita distrutta. Il giorno dopo ne ho corsi 10, e la stessa settimana 15 e poi 20. Poi ho cominciato ad aumentare un po’ i tempi e la velocità. A pormi degli obiettivi sotto forma di piccole sfide.
Di grande importanza é stato un collega che mi ha proposto di andare a correre assieme, anche se lui correva già i 10 km in 45-50’ : siamo andati a correre con i miei ritmi e non mi ha mai forzata. Mi ha molto incoraggiata e si entusiasma per i miei risultati. Lo considero il mio migliore amico dove vivo adesso.
- Ma chi me lo fa fare? parte 2 (24/10/2008, ore 14:37)
A 24 anni mi sono avvicinata all’arrampicata sportiva. Una nullità anche qui, ma mi appassionava, solo che con lo studio non ho avuto la costanza di portarla avanti.
Più o meno alla stessa età ho cominciato a correre con un’amica, ma davvero poco e in maniera saltuaria. Ho fatto la maratonina di Roma.
A 27 anni ho fatto la Miglianico Tour amatoriale : era la prima volta che correvo salite e discese e pure la prima volta che correvo 9 km. Tempo pessimo, ma soprattutto ho vissuto la corsa più come un’imposizione che come un piacere, era una cosa in cui ero trascinata, non la sentivo mia.
A dicembre dello stesso anno ho “risolto” il problema andando a correre in spiaggia col cane. E finendo di rompere, a distanza di 10 anni, il ginocchio destro.
Ero uscita senza cellulare. Tornare a casa é stata una tortura, ci ho messo tre quarti d’ora a fare il tratto che avevo fatto in 10-15 minuti all’andata. Era un giorno di festa ed il cane era terrorizzato dai fuochi d’artificio e mi si é fermato proprio in mezzo alla strada. La tiravo talmente forte che ha vomitato proprio li’. E mi aspettava ancora la salita fino a casa…. Credo che da allora nessuno l’abbia più portata a fare una passeggiata, ma per fortuna abbiamo il giardino!





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