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I miei racconti

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  • Amicizie e conoscenze, la base della vita (10/09/2009, ore 11:56)

Quante persone conoscete? E quante di queste possono essere definite amiche?
Fermi! Per favore non mettetevi a contare; non voglio fare un censimento...
Io mi faccio questa domanda ogni volta che succede qualcosa di strano nella mia vita, ma di fatto una vera e propria risposta non sono mai riuscito a darmela.

C'è invece chi, suo malgrado, una risposta a questa domanda se la è data; si chiama Lello, abita nel mio quartiere, da pochi mese ingeniere, ha condiviso con me un viaggio verso il Kosovo solo qualche mese fa.

Il Lello ha 25 anni, anzi quasi 26, ed una gran voglia di dimostrare che la vita è meravigliosa. L'ho visto sabato sera, tre giorni fa, dimagrito di 10 chili e abbastanza confuso; l'ho chiamato ieri, ed aveva appena fatto amicizia con una signora di 60 anni.
Dimagrire di 10 chili per me è stato un gran bell'obiettivo, raggiunto in nove mesi di corsa; il Lello c'è riuscito in poco meno di un mese. Ma non gli ho detto bravo, e lui non sta assolutamente festeggiando questo.

Due settimane fa non è stato molto bene; il suo medico di base, dopo avergli somministrato cure che non davano effetti positivi, gli ha consigliato di andare all'ospedale: e così il Lello ha fatto. Linfoma non hodgkin è stata la risposta; il terzo caso in poco meno di un anno nel mio quartiere. Tutti sotto i 26 anni.

Il Lello mi ha detto una cosa, che mi è rimasta nel cuore: "...ho scoperto di avere tante persone vicino. Nessuno mi ha lasciato solo, mi hanno chiamato, cercato, mi sono venuti a trovare."

Coltivare le amicizie, siano anche solo conoscenze, riempe la vita.
Domenica a Parma, correrò per lui.


  • Gastrode (06/07/2009, ore 09:11)

Dal Forum del 3.07.2009

Come sapete stamattina ho vissuto un momento di grande stress in ufficio e ho deciso di uscire per un paio di ore, per sbollire correndo.

Dopo 5k stavo morendo di caldo, c'erano 30° e un'afa paurosa, e il percorso aveva terminato la parte in ombra. Mi è venuto in mente che ho comprato un gatorade proprio ieri, ed ho iniziato a pensare che appena arrivato a casa, l'avrei bevuto tutto d'un fiato....ma a quel punto ho iniziato a ridere come un cretino, tanto da dovermi fermare per qualche secondo.

Il perchè delle mie risate è stupido; il gatorade credo sia nato nell'estate di circa 20/25 anni fa. Io ero poco più che bambino, e arrivato al bar della piscina dove andavo sempre, e dove stavo con molti altri bimbi anche più grandi di me, facendo un po' il gradasso ho chiesto "Un GASTRODE!", credendo che quello fosse il nome della bevanda. Il bar si è fermato, tutti si sono girati mi hanno guardato e hanno iniziato a ridere. Io verde, ho preso il bottiglione (ve lo ricordate che i primi erano in una bottiglia di vetro cicciona?) e sono scappato. Ma da quel giorno e per qualche anno, in piscina mi hanno chiamato Gastrode...

Insomma, la morale è; se sei stressato vai a correre. Magari qualcuno ti può prendere per pazzo, ma alla fine ottieni sempre qualcosa di buono. Parola di Gastrode!


  • Valtrebbia - Fabiano Perino - Parte I (29/05/2009, ore 11:32)

Raccontare di questi chilometri percorsi, è raccontare di un incontro tra chi scrive, Corrado, trent’enne runner da pochi mesi, e Matteo; quando lo incontrai per la prima volta pensai "quanto è giovane!", e mentre percorrevo i sentieri con lui, lo ho pensato ancora. Ma questa volta la mia era gelosia, perchè io su quei sentieri ho sopratutto annaspato, nonostante gli oltre 1200 km percorsi in 8 mesi, mentre lui zompettava come un ragazzino spensierato su pendenze che spaventano la maggior parte della gente.
La prima volta, al contrario, l'ho pensato meravigliato dalla maturità di un ragazzo poco più che ventiquattrenne, che tra 15 giorni sarà ordinato prete. Ma a pensarci bene, anche in questo caso il mio era solo un momento di gelosia, per una scelta matura e consapevole raggiunta in un’età alla quale io consideravo consapevole il cosa indossare la mattina per essere il più attraente possibile.
Ma tutto questo è solo il preambolo per una storia che vuole solo raccontarvi l’essenza di un percorso difficile, affrontato con un compagno che mi ha spinto fino alla vetta; una mattinata stancante, ma che lascia una profonda soddisfazione.
La partenza è stata Fabiano (Rivergaro) in Valtrebbia, valle in cui ho passato la mia giovinezza; quota 180mt SLM. Al primo chilometro eravamo a 289mt, al secondo a 389mt, al terzo a 500mt. Si respira un poco, ma mi viene in mente la mia prima pensata: “La facciamo di corsa!” e adesso ci rido! Potremmo respirare un attimo, ma Don Matteo mi legge nel pensiero e mi lancia la sfida:“Dai corriamo!”. Non posso tirarmi indietro; il primo a pensarlo sono stato proprio io, ma perché non imparo a tenere la bocca chiusa?! Iniziamo a correre, ad un passo blando 6.02m/km e così ci ritroviamo dai 500mt SLM ai 568 di Mandrola. Ma per arrivare in cima al Dinavolo mancano ancora 231 mt di dislivello in 1.2km!
Che bello, che sensazione, che fatica; ma solo chi la conosce la può capire. Siamo in cima! Un goccio d’acqua e poi giù per la discesa che ci porta verso il Castellaro (Travo), famoso per la sua sagra di Agosto, ma soprattutto perché luogo dove riposarsi è assai rigenerante…per gli altri però, perché noi abbiamo un obiettivo, che è quello di arrivare a Perino, e per farlo manca ancora molta strada. Naturalmente discesa uguale corsa; una equazione che come risultato da dolore alle ginocchia e piedi distrutti.
Dai 696 passiamo ai 498mt in 5’27’’ al km.
Dal Castellaro scendiamo ancora fino a toccare quota 485 al km 9.4, ma dobbiamo arrivare al Passo Pia; sono 5km in cui dobbiamo salire a quota 785, in cui il problema maggiore è la partenza shock del Dinavolo rimasta nelle gambe, ma ad aiutarci c’è il boschetto. Lo spettacolo che abbiamo attraversato fino a questo punto è stato incantevole; da una parte la Valtrebbia, dall’altra la Valnure. Ne sono innamorato, perché qui io respiro l’aria di casa! Il bosco non ci permette di vedere le vallate, ma ci da un po’ di protezione dal sole e dal vento che si è alzato; in fondo siamo stati fortunati, perché il caldo afoso di qualche giorno fa ci ha lasciato, e la giornata oggi è soleggiata ma ventilata. Camminare qui è rilassante e la chiacchierata si fa un po’ più impegnativa; penso che, a volte, parlando con i preti, ci si senta in obbligo di dimostrarsi un po’ intelligenti, o per lo meno, si voglia dimostrare di conoscere e riflettere su temi importanti della vita. Solo che, nel momento in cui ci si confronta con chi nella propria vita ha studiato davvero, le cose diventano un po’ più difficili; è un po’ come il genitore che vuole aiutare il figlio con i compiti a casa, e finisce per studiare la notte e chiedere alla maestra di anticiparle i temi del programma. Questo se è un genitore volenteroso, altrimenti, il papà o la mamma di turno si troveranno ad inventare una risposta a casaccio, magari chiedendo il 50/50 o l’aiuto da casa.
Ed in effetti Matteo mi mette un po’ in difficoltà quando mi parla di uno scrittore che ho già cancellato dalla mia memoria; mi chiede se visti i miei passati teatrali conosco la trilogia che questo scrittore, secondo lui famosissimo, ha scritto su Don Giovanni, Paolo Evangelista (credo Evangelista di cognome) e... il terzo ha fatto la fine dello scrittore, ossia non mi ricordo di chi mi abbia parlato. Solo che gli aiuti erano finiti, e allora mi sono limitato a dire “certo” quando era credibile, e “no” quando non avevo proprio speranza.


  • Valtrebbia - Fabiano Perino - Parte II (29/05/2009, ore 11:31)

E poi, l’ho sempre detto; si può avere o l’intelligenza o la simpatia, e le due insieme cozzano. Io ho investito più sulla seconda!
Tra le chiacchere arriviamo al km 14.2 (se vi chiedete come faccia a sapere i chilometri al centesimo, secondo voi avrei potuto fare un giro come questo senza il GPS al polso?!). Siamo in cima al Passo Pia; adesso, non aspettatevi che ci si possa piantare la bandiera e urlare aspettando il ritorno dell’eco. E’ un passo dell’Appennino Piacentino a 785mt di altezza, per cui, ci passate, e manco ve ne accorgete!
Ma le sensazioni continuano, anche perché di macchine e smog non se ne parla, e siamo davvero in pace con noi stessi. Iniziamo a scendere per avvicinarci a Perino, meta del nostro cammino; iniziamo ad intravederlo a 10 km sotto la nostra posizione. Entrambi iniziamo ad essere veramente stanchi, e affamati; io sogno un piatto di pasta, e me lo immagino fumante nel piatto. Matteo, secondo me, inizia a chiedersi perchè non abbia voluto portare con sè almeno un panino; io me lo sono già chiesto, ma ricordate? Sono il simpatico del gruppo.
Oddio; dire che dobbiamo scendere a quota 200SLM di Perino è un eufemismo, sopratutto quando sul nostro cammino incontriamo lo strappo di 100mt con 20mt di dislivello, o quello di 200 con 30. Ma tanto siamo vicini alla meta ed ormai non ci ferma più nessuno; neanche l’aver scoperto che abbiamo sbagliato strada e l’abbiamo allungata. Dopo qualche passaggio in mezzo ai campi e un suggerimento di una signora uscita a bloccare i cani che ambivano ai nostri polpacci, arriviamo a Spinello, dove Matteo mi dice essere venuto ad arrampicare; adesso capisco tante cose.
Scendiamo e per tagliare prendiamo una rampa che, secondo i miei calcoli, anche l’acqua piovana ha paura a percorrere una volta caduta a terra. Ormai i miei piedi sono anestetizzati; maledette scarpe, una ciocca sul piede sinistro sta crescendo a dismisura. Penso alla vocina che la mattina durante la vestizione mi avvertiva: “Ci hai fatto 800km; non è il caso metterle!”, ma ritorniamo sempre alla vecchia disquisizione tra intelligenza e simpatia.
Vediamo il ponte di Perino, le abitazioni, la SS45; Matteo corre verso la fine della discesa per dire sono arrivato primo. Tutto sommato “L’è un ragass!”. Siamo arrivati, ce l’abbiamo fatta! 24 chilometri in 4 ore e 25 minuti. Ci riprendiamo al fontanino; una ragazza ci guarda con aria interrogativa, noi con lo sguardo di chi ha fatto la cosa più bella del mondo.
La macchina l’abbiamo lasciata a 10km di distanza. Farle a piedi non se ne parla, e allora rimangono tre opportunità; autobus (ma quando passa?!), bussare al parroco e chiedere un passaggio (ma ci sarà?!), autostop (però dallo sguardo della ragazza abbiamo intuito che non siamo proprio presentabili!). Ma decidiamo per la terza opzione; infondo la Provvidenza dovrebbe essere dalla nostra. E se non proprio dalla mia, visto che dei 10 comandamenti me ne ricordo forse 4, almeno Matteo una buona parola ce la mette, spero, tutti i giorni. Fatto sta che la prima macchina non si ferma, la seconda neanche, ma la terza si. E chi l’avrebbe detto che un boyscout automunito si sarebbe trovato a passare sul nostro cammino… e non sto scherzando: perchè Stefano, colui che ha avuto compassione di noi e ci ha caricato, è stato boyscout per tanti anni; conosce alcuni miei amici, ed è un ingegnere elettronico che dopo il dottorato a Vienna ha deciso di fare il fotografo a Pontedellolio (PC). E caro Stefano, vuoi che non ti faccia pubblicità?
www.stefanomaggi.com
Insomma, la morale di questa giornata io l’ho trovata; “La Provvidenza aiuta gli audaci!”, ma se vuoi fare l’audace fatti accompagnare da chi ha un minimo di raccomandazione.


  • di che parlo? (09/04/2009, ore 22:23)

Dovrei raccontare come è andata la Stamilano, o il fallimento, ma non ce la faccio; nel cuore ho ancora quello che domenica notte è successo, senza che noi fortunati del nord ce ne accorgessimo.
Dopo due giorni di grande sintonia tra tutti, adesso iniziano le accuse e le discussioni; c'è chi viene indicato come colui che poteva risolvere in parte la cosa, c'è chi c'ha mangiato, c'è chi non se n'è accorto. C'è chi si sente impotente, come me, che vorrebbe fare, ma l'unica cosa che può fare è un bonifico, e spedire qualche cosa a chi in questo momento ne ha bisogno. Il pensiero va anche a quella famiglia che tanto tempo fa incontrai per una settimana in un villaggio dove lavoravo; è passato tanto tempo, e forse più avrei pensato a loro, se non fosse successo questo.
Il tempo passerà, e forse nulla cambierà; forse. Ma per chi resta in Abruzzo, chi adesso dimostra di avere un grande coraggio, credo che l'unica cosa che possa rimanere è rimboccarsi le maniche; molti continueranno quello che hanno sempre fatto, qualcuno inzierà un nuovo percorso. A tutti loro il compito più grande; quello di prendere coraggio, dopo aver perso tutto. Con l'aiuto di chi in questo momento non a perso nulla, ma che alla fine, rimarrà solo uno spettatore. Gli aiuti ci sono, i soldi arriveranno, ma non risolveranno tutto; quello che potrà cambiare le cose è come sempre il grande cuore di quest'Italia con mille difetti e più, ma che non è poi così differente da altri paesi.
Forza ragazzi, noi siamo con voi, ma siete voi a doverci credere prima di tutto.


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