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  • Quelli che corrono (2) - Forum 16.06.10 (16/06/2010, ore 22:24)

Ci sono quelle (specialmente quelle) che quando le saluti per semplice cortesia ti ignorano.
Ci sono quelli che, quando li superi, provano a starti dietro e muoiono dopo 100 m.
Ci sono quelli che, quando li superi (senza far notare la tua presenza), si spaventano.

Ai cani che mi abbaiano, io rispondo (solo se sono rinchiusi)... ^_^

Gianluca:
Ci sono quelli che becchi in sempre in senso opposto al tuo e quindi all'andata ti saluti in maniera gioiosa ed aperta, ed al ritorno fai giusto un cenno minimo e pensi...dai che l'allenamento è quasi finito.

Ci sono quelli che ogni volta che li becchi sfoggiano una maglietta di una maratona diversa e poi se ci parli non ne hanno mai fatta nessuna,

Paky:
Ci sono quelli più lenti di te che quando li incroci si accodano e ti rallentano e ti
sballano l'allenamento!!!

Ci sono quelli più veloci di te che quando li incroci si accodano e poi so azzi tua!!!

Festina Lente
ci sono quelli che non sanno se salutarti o no, poi quando accenni a un saluto si sbracciano con salutoni (
EH, CIAOOO ! )

ci sono quelli che ti salutano con un cenno d' intesa ( noi sì che ci capiamo ;-) )


  • Quelli che corrono... (16/06/2010, ore 22:23)

Ogni giorno nella mia corsa incontro qualcuno.
Ci sono quelli che ti salutano per affinità di interesse e quelli che a cui non frega nulla.
Ci sono quelli che vanno più forte, e ti stanno davanti per definizione.
Ci sono quelli che vanno più piano, e divenatano un obiettivo da raggiungere.
Ci sono quelli che corrono con il K-way a 30° all'ombra.
Ci sono quelli che corrono con le scarpe da calcetto se va bene; ma ho incontrato anche mocassini e infradito.
Ci sono quelli rossi come un peperone, perchè sono alla prima uscita e tutto sembra dannatamente faticoso!
Ci sono quelli che ci credono veramente, e quando ti ci affianchi per fare due chiacchere considerando che corriamo grosso modo allo stesso ritmo, aumeno I ritmo: ti e si tirano il collo per vedere se sono più forti.
Ci sono quelli che sono alla 3^ uscita e ti fanno incacchiare perchè vanno più forte di te, che sei al km 3.000 della tua carriera.
Ci sono le persone in cerca: si riconoscono perchè se di sesso femminile truccate con orecchini e bracciali, se maschi perchè corricchiano guardando lontano o quando li incroci guardano da altre parti.
Ci sono le ragazze che coprono qualcosa con un maglione.
Ci sono i ragazzi che coprono qualcosa con il giacchino.
Ci sono quelli che camminano in gruppo, chiaccherando: tengono tutta la ciclabile in larghezza, che se stai facendo un CV o una ripetuta ti tocca usare quel poco fiato in corpo per dirgli di scansarsi. E quando si scansano vanno sempre verso la direzione che hai scelto per superarli…
Ci sono quelli in bicicletta che quando li superi correndo si mettono a ridere.
Ci sono quelli in bicicletta che non concepiscono la corsa, e quando ti passano ti guardano con un filo di curiosità.
Ci sono le faccie conosciute, quelle che corrono grosso modo agli stessi orari, e con cui scappa la solita battuta: "Dove eri ieri? Dormivi?".
Ci sono i garmisti e i polaristi, e quando si incrociano non si salutano.
Da me poi c'è un gruppo di senior esibizionisti: corrono a petto nudo d'estate e con la canotta d'inverno.

Ci sarebbero anche le strisce pedonali, a cui gli automoblisti si dovrebbero fermare… ma è un altro tema.

Annette:
Da me ci sono... quelle che cammminano, più o meno mie coetanee, le vedi partire bardate con canotta sottile, pinocchietto, maglioncino in vita, ai piedi la qualunque.
Sono sempre in gruppetti di 2 o 3, raro trovarle isolate. Parlano concitatamente tra loro sempre. Quando le incrocio o le supero sento una specie di raggio laser che mi oltrepassa e mi radiografa dall'alto in basso, alla fine del quale sono state definite: taglia, giro vita. misura reggiseno, numero di scarpe.
Molto spesso sento una certa disapprovazione nel loro sguardo, perchè sono eccentrica, diversa da loro (detesto camminare senza meta nè scopo solo per il piacere di farlo, lo considero una perdita di tempo, io che ne ho pochissimo, il mio è prezioso, non fraintendetemi stimo chi lo fa, meglio che stare in casa di sicuro, però non è quello che piace a me!), e questo non sempre è accettato.
In ogni modo quando qualcuno mi chiede "tu cammini" urlo dei NO! violenti
Caos:
Ci sono quelli con la tuta coloratissima in triacetato e le scarpe da tennis (ma ora che torna la moda anni '80, devo ammettere che erano solo avantissimo!!!)
Ci sono quello con il cane col guinzaglio estensibile che li ammazzeresti (i padroni, non i cani)
Ci sono i cani che ti abbaiano all'improvviso, che li ammazzeresti (i cani, sì proprio loro, 'sti rompic...)
Ci sono le donne che camminano tronfie tenendo un manico di scopa appoggiato alla schiena, orizzontalmente, tra gomito e gomito
Ci sono quelli che ti prendono per il c... perché tua moglie è davanti (ma questo è un problema personale...)

Marcolino:
Ci sono i "tamarri" che ti fischiano o ti gridano qualcosa ad ogni giro.
Ci sono i bambini che, non curanti del tuo allenamento, ti urlano "pallaaaaa" (io non la passo mai).
Ci sono i bimbi piccoli dalla traiettoria incomprensibile.
Ci sono i genitori dalla traiettoria incomprensibile.
Ci sono i jogger con lo zainetto o il mega-marsupio, ma nessuno sa cosa ci mettono dentro, manco dovessero fare una 100 km.
Ci sono quelle (specialmente quelle) che quando le saluti per semplice cortesia ti ignorano.
Ci sono quelli che, quando li superi, provano a starti dietro e muoiono dopo 100 m.
Ci sono quelli che, quando li superi (senza far notare la tua presenza), si spaventano.

Ai cani che mi abbaiano, io rispondo (solo se sono rinchiusi)... ^_^ Ci sono i "tamarri" che ti fischiano o ti gridano qualcosa ad ogni giro.
Ci sono i bambini che, non curanti del tuo allenamento, ti urlano "pallaaaaa" (io non la passo mai).
Ci sono i bimbi piccoli dalla traiettoria incomprensibile.
Ci sono i genitori dalla traiettoria incomprensibile.
Ci sono i jogger con lo zainetto o il mega-marsupio, ma nessuno sa cosa ci mettono dentro, manco dovessero fare una 100 km.


  • L'aria magica di Assisi (04/01/2010, ore 15:34)

Correre da la possibilità di vedere con occhi differenti la natura che ci sta intorno. Correre significa anche cercare zone poco praticate per poter stare in pace con se stessi.

Assisi tra capodanno e i primi giorni del nuovo anno è un paese sotto assedio turistico, come forse lo è durante molti altri mesi dell'anno. Ma se negli altri mesi dell'anno quegli stessi turisti (di cui faccio parte anche io) occupano anche le “Vie di S.Francesco”, sotto la pioggia e al freddo chi decide di mettersi in cammino su quella stessa via deve desiderare qualcosa.

Io un desiderio forte lo avevo; anzi ne avevo due. Il primo è troppo personale; il secondo era trovare un bel percorso da fare. E così, il giorno di capodanno, sotto un diluvio mi sono messo le scarpette e ho cercato: ma solo la domenica (ieri) ho trovato ciò che cercavo.

Sono partito dalla Piazza del Comune, dove avevo il mio albergo, e correndo ho raggiunto l'Eremo delle Carceri (o Eremo di S.Francesco). Una corsa unica, perchè quella via dicono essere uguale a quella che S.Francesco ha fatto quasi 800 anni fa, ma una corsa unica, perchè su quella via c'ero io, la mia testa, il mio cuore, le mie gambe.
La testa diceva che non potevo mollare; le gambe e il cuore erano a pezzi, provate da quei 350 mt di dislivello in poco più di 2 km.
Ma agli occhi mi si è aperta una visuale unica, capace di emozionarmi.

Il rientro è stato davvero facile, in quanto ho deciso di fare la strada asfaltata; correre in discesa, ripercorrendo al contrario da dove ero salito, con sassi e foglie bagnate significava arrivare dal punto della mia partenza con un bel tuffo carpiato.

L’emozione sta nell’aver portato a termine una piccola promessa; e poco importa se alla fine le mie gambe e il mio cuore mi hanno imposto di smettere di correre sulla parte in salita del cammino. Quello che più conta è che sono arrivato dove volevo arrivare.

Questa corsa, seppure poca cosa, la dedico anche a chi ha corse le maratone del millennio


  • Natale (23/12/2009, ore 15:38)

Anche quest'anno siamo arrivati al momento degli auguri natalizi.

Quest'anno ho deciso di raccontarvi di un mio incontro.
Una settimana fa ho avuto il piacere di vedere Francesca Lipeti.

Francesca è un medico che non ama parlare di se e vive da più di 15 anni in Kenia. Per questo motivo, ogni volta che torna nella sua città, deve farsi forza, andare di fronte varie persone e raccontare la sua vita in un paese lontano.
Del perchè debba fare questo, lo scoprirete più avanti, ma c'è una cosa che mi ha lasciato di stucco fin da subito: il suo grazie, detto nel modo che solo incotrandola potreste capire; solo per averle dato la possibilità di raccontare. E quando a fine serata, ho sentito ancora quel grazie per un panettone, li per li io mi sono messo a ridere, per tagliare un po' di quell'imbarazzo in cui ci siamo trovati, perchè vi posso assicurare che non ho mai sentito nessuno ringraziare in quel modo, sopratutto per un panettone.

E' stato abbastanza soprendente sentire il suo racconto, perchè il Kenia per me è la nazione di persone che corrono forte (molto forte), e quella dei posti incantevoli, dei safari e dei viallggi turistici pitturati a paradiso terrestre.

Per me pensare ai Masai significa pensare al popolo fiero, simbolo dell'Africa meridionale, con abiti bellissimi e tradizioni incantevoli.

Poi, appena prima di questo Natale, incontro Francesca. Seduta accanto a me, la vedo colpire la gamba di Don Franco sotto il tavolo quando quet'ultimo inizia a parlare dell'Antonino d'Oro (che per fare capire a Max, grosso modo è come l'Ambrogino nella versione Piacentina) e di altri premi da lei ricevuti; in quel piccolo colpo tutta la semplicità di quella donna, che rinuncia alla carriera da medico, per dedicare la sua vita ad un popolo che necessita non di un aiuto, ma di ciò che per noi è scontato.

Fatto sta, che Francesca parla del suo Kenia, di Lengesim, il paesino dove vive lei. Corrente elettrica, telefono, internet, acqua sono lussi. Ci sono, ma essendo un lusso sono da usarsi con parsimonia; nel caso del telefono e di internet, bisogna solo sperare che la congiunzione astrale sia favorevole per portare il segnale. Le strade ci sono, forse non proprio come le immaginiamo noi: grosso modo, sai in che direzione devi andare, e ti metti in viaggio.

I Masai sono un popolo fiero, guerriero, e anche per tale motivo, fortemente gerarchico; per inziare le cure ad una persona, se l'anziano del villaggio (poco più che quarantenne) sta venendo a fare visita, bisogna aspettare. Si vive, si muore.. Se ti salvano la vita, non c'è bisogno di dire grazie; perchè si vive e si muore, senza nessun dolore. Si diventa nonne a 32/35 anni; Francesca sottolinea nonne, credo per rimarcare che la donna si occupa della famiglia, per cui la nonna è colei che si prende cura di tutto. E poi, credo anche perchè essere ragazze madri è abbastanza diffuso, e di conseguenza il concetto di nonno diventa del tutto relativo.

Le donne si prendono cura del bestiame e della famiglia: la mungitura tocca a loro. Si fa la fame, la vera fame; ma le prime gocce del latte sono di Dio, perchè è Dio che ha dato quel dono, e come per questo va ringraziato.

Si fa la fame; la fame vera.

C'è un bimbo, orfano e senza nessuno al mondo: la madre è morta di fame, lui arriva in ospedale da Francesca che non mangia da giorni. Non può parlare, non riesce ad aprire la bocca: il suo corpo è gonfio, talmente gonfio che la pelle si rompe. E' la malattia di chi non mangia da giorni e giorni. Francesca inizia le cure, sperando di restituirgli un po' di giorni di vita. Ebbene si, giorni di vita; perchè anche se lo strappa dalla morte oggi, una volta uscito dall'ospedale non ha nessuno, e la sua situazione non cambierà. E' assai facile che uscito possa tornare esattamente nella stessa condizione in cui è arrivato.

Il programma alimentare esiste: ma è difficile avere qualcosa, sopratutto se nessuno conosce la situazione. E' questo quello che Fracesca cerca di fare, ogni giorno: salvare la vita di quelle persone che non hanno nulla. Alcune le salva con le cure mediche, altre portando l'attenzione sulla realtà che vive tutti i giorni.

E allora ecco il Natale che mi regalo: un Natale fatto di un gesto, in cui ogni volta mi trovo a farmi una domanda; potrei fare di più di quello che sto facendo? La risposta è sempre e solo una: si, perchè quello che sto facendo è una goccia in mezzo al mare. Ma se le gocce sono tante, l'effetto è diverso.
Il mondo è fatto di tente persone, tante gocce: se tante goccie sono goccie forti , il mondo è diverso, e lo cambiamo noi.


  • Non sono poi così male! (15/10/2009, ore 14:08)

Martedì sera; un bel freschino, meno di quello registrato in questi ultimi giorni. Parto per la mia oretta di CL, in cui voglio inanellare un 11k a passo leggero. Il fresco e il fatto che sono fermo da due giorni mi fa partire con una gamba facile: sapete quella sensazione in cui vi sembra di andare senza fatica? Avete appena vissuto la definizione di gamba facile.
Intorno al 4° km, fatto alla media di 5.12, inizio a pensare che tutto sommato fare un CS invece di un CL a 5 giorni dalla mezza mi può fare bene; anche perché il giorno dopo non mi sarei potuto allenare. Quindi un giorno di fermo, e giovedì/venerdì CL potrebbe essere una buona settimana pre-mezza di Cremona.

Arrivato al km 4.5 incrocio ancora la ciclabile da dove vengo, ed un altro runner; molto ben impostato. Attraversiamo la provinciale insieme, lui mi passa, guardandomi; lo saluto, lui abbozza un sorriso. Mi accodo a lui, provando il suo ritmo; magari imparo qualcosa di buono. E’ davvero molto impostato: due passi inspira, due passe espira.
Mi affianco: “Prepari qualcosa?” gli chiedo, “Cremona domenica”, “Che tempo?”, “Uno e trentatre, ma non ce l’ho più nelle gambe”. Inizio a pensare che due chiacchiere le ho fatte, ora è meglio ritirarsi. Ma ad essere sincero mi piace potergli stare a fianco: mi fa sentire un po’ più runner. Ma sono consapevole che prima o poi mi molla, ma allo stesso tempo perché non approfittare.

Lui è intenzionato a stare con me, ma vuole saggiare le mie gambe; inizia ad alzare il ritmo, la prendo come sfida. Mi accodo, e gli sto dietro; il primo km insieme passa a 4.35. Arriviamo ad una curva, lui si ferma per guardarsi la scarpa: mi sa che era una scusa, perché adesso tiro io, e lui dietro non sembra intenzionato a ripassarmi. La strada scende leggermente, parlicchiamo un po’ mentre il secondo km passa veloce ancora una volta 4.32… Inizio a spaventarmi un po’, perché i battiti sono alti, e non sta diventando un allenamento, e neppure una ripetuta lunga; sono davvero oltre i miei limiti, e rischio forte. Decido che lo avrei seguito per un chilometro ancora a quel ritmo, poi, poteva andare per la sua strada: sicuramente è più forte di me, ma non avevo dubbi a riguardo. L’ultimo chilometro lo chiudo a 4.29, poi gli dico che per me era abbastanza a quel ritmo, e che rallento: mi fa ok con il pollice, e lo saluto.

Chiudo i 10k con il record in allenamento: 49.52, e sono felice. Mi ha insegnato una cosa, che forse mi torna utile; vediamo se sarò in grado di usarla.
Grazie!


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