Martedì 10 Novembre 2009
corro per passione, il Runner del Mese di Novembre
Eccomi!!
Sono il ragazzo immagine di Novembre, una scelta che non poteva che ricadere su di me, infatti in autunno cadono le foglie, e chi altri se non io poteva meglio esprimere l’immagine di caduta repentina delle foglie?...
Bando alle ciance, sono felice di essere stato scelto e di aver avuto la possibilità di testare delle scarpe, era da tempo che avrei voluto farlo.
Le Asics GEL Noosa TRI sono scarpe che a mio avviso non hanno avuto l’impatto che avrebbero dovuto avere, forse perché pubblicizzate prevalentemente come scarpe di nicchia per il triathlon, e che pertanto lasciano aspettative diverse, ma che invece possono essere utilizzate da tutti coloro che cercano una scarpa reattiva ed avvolgente con un grip davvero eccezionale.

La scarpa è dotata sia di lacci standard che di lacci elastici. Questi ultimi credo che siano la soluzione migliore e più adatta che d’ora in avanti io utilizzerò per tutti i modelli di scarpe che andrò a comprare. I lacci elastici in dotazione, essendo molto spessi, mi creavano problemi di tensione in alcuni punti del piede. Li ho sostituiti con altri meno spessi risolvendo il problema ed avendo così la sensazione di indossare della pantofole.
Ho provato anche ad immaginare di perfezionarle ipotizzando una tensione differenziata ad ogni asola in modo da dare all’utilizzatore la possibilità di adattare la scarpa al proprio piede. Sono convinto che in questo modo la scarpa risulterebbe avvolgente a tal punto da far sembrare di essere scalzi ed io questa sensazione l’ho provata appena sostituiti i lacci.
Ho provato le Noosa sul mio percorso di corsa abituale, le ho provate sia nelle ripetute che nel corto veloce e sono rimasto pienamente soddisfatto dalla tenuta che hanno avuto nella parte mediale del piede (dove io normalmente ho qualche problema avendo la pianta del piede tendente al piatto): riuscivo ad appoggiare il piede correttamente, spingendo con più forza in avanti. Non è un effetto placebo, in quanto lavoro sempre tenendo come punto di riferimento i battiti cardiaci, quindi posso dire che per distanze tra i 5 e i 10 km ho avuto dei tempi inferiori al km di circa 15 secondi a parità di battiti.
Ho cercato di darmi delle spiegazioni dell’accaduto e le uniche plausibili sono state:
1) il normale miglioramento è dovuto alla diminuzione della temperatura esterna;
2) il minor dispendio energetico e la miglior meccanica di spinta sono dovuti alla conformazione anatomica della scarpa.

Ora, avrei voluto provarla in una gara più lunga per verificare se anche su distanze lunghe, dove la componente aerobica diventa importante, riuscivo ad avere effettivi miglioramenti in termini cronometrici, ma purtroppo non mi è stato possibile.
Ricordo le prime volte che ho iniziato a gareggiare, non ero sicuro di niente, nè di come mi allenavo nè di come dovevo affrontare la gara.
Cercavo di carpire i segreti degli atleti dai loro movimenti apparentemente sicuri e rilassati.
Così, poco alla volta, imparai riti ed azioni che davano sicurezza e conforto prima del via. Ma la corsa speciale che mi è rimasta impressa nella mente da sempre, è stata quella al buio. Cominciai a correre con l’unico scopo di dimagrire, la fatica era tanta sia per trovare il tempo per correre, sia per avere la forza di non mollare.Correvo lungo una strada trafficata che portava da Milano a Sesto San Giovanni, in tutto erano circa 7 km.
Poi, a mano a mano che passava il tempo, il tragitto pareva diventare sempre più corto e il tempo per me stesso sempre più limitato: i 7 km, per i quali impiegavo oltre 1 ora, terminavano in meno di 40 minuti.
Iniziai a correre anche la domenica mattina vicino casa mia, al Parco Nord, e allungavo il percorso anche fino a 14 km.
Il tempo trascorreva e il mio fisico rispondeva sempre meglio alle sollecitazioni che gli davo. Poi, un bel giorno, cambiai casa e mi trasferii dove abito attualmente.

Cominciai a cercare luoghi nuovi dove correre, per me era come ricominciare dal principio, tutto era cosi invitante ed inesplorato che le mie uscite avevano un sapore di sconosciuto e coinvolgente.
Ci fu un inverno freddo, faticavo a correre e decisi di iscrivermi in palestra per non perdere tutto ciò che avevo costruito nell’arco degli anni.
Passai così tutto l’inverno chiuso nelle quattro mura di una palestra e in compagnia di un tapis-roulant posto di fronte ad un tristissimo muro verniciato di rosso, inibitore di fantasia, costringendo il mio sguardo fisso davanti a me senza nessuna possibilità di andare oltre l’orizzonte.
Arrivata la primavera, finalmente potei ricominciare a correre all’aperto e da lì in poi iniziò la mia avventura che, se si vuole, ha quasi del fantastico
Ripresi i miei allenamenti all’aperto dopo l’orario di lavoro. Ovviamente, per motivi di tempo, il tragitto era volutamente corto, al massimo 15 km, ma alla domenica potevo dare sfogo alla mia voglia di correre. Così per un po’ partecipai alle “tapasciate domenicali” tra i 20 e i 30 km.

Una domenica, non riuscendo ad andare a correre di mattina presto, decisi di rimandare al pomeriggio, dovevo riuscire a superare il mio muro.
Il muro era una curva oltre la quale non sono mai riuscito ad arrivare e che la mia curiosità voleva sapere cosa nascondesse.
Quel pomeriggio mi sentivo benone quindi cominciai a correre di gran lena tenendo sotto controllo il cardio, ma dopo circa 1 ora smise di funzionare, non dava più segni di vita ed io mi ritrovai a correre senza sapere a che media stessi andando e quanti battiti avessi.
Cominciai a pensare, e mentre pensavo, il tempo passava veloce. Ero completamente assopito, non mi accorgevo che lentamente stava calando il buio, ero entrato in una sfera mentale dove, in un primo tempo, ero come svuotato da ogni pensiero, mi sentivo rilassato, il respiro era armonico scandito dai passi sullo sterrato. Poi cominciai a pensare, erano pensieri su un altro livello, come essere in uno stato Zen, dove la quotidianità del lavoro, degli appuntamenti, degli impegni, non avevano nessuna importanza né peso, dove la realtà era quel preciso momento ed il tempo un luogo.
Ad un certo punto mi accorsi di avere difficoltà ad appoggiare il piede a terra per la scarsa visibilità, non avevo idea di dove fossi arrivato e cominciai a prendere coscienza del fatto che dovevo tornare a casa.

Abbandonare quel mondo mi riportò in un attimo al tempo reale, dove ogni azione ha un motivo per essere compiuta e dove tutto diventa semplicemente complicato, quindi accesi il cellulare.
C’erano tantissime chiamate di mia moglie preoccupata, “si riparte…” pensai. La ragione riprese a comandare ed io a correre!
Marco Tognolo POD4PASSION


27 commenti
Più le guardo e più mi chiedo perchè fin'ora le abbia snobbate, forse per via del colore, boh!, .... ma appena distruggo le mie attuali scarpe da gare vado a provarle.
Complimenti all'amico pod! Sono molto contento di tornare a leggerti.
Complimentoni...sempre di aiuto nei consigli...quindi più che meritato. Vai ora brucia la strada.
spero un giorno di poter arrivare anch'io a tutto ciò.....intanto continuo a mangiare la polvere.
Bravi, bravi.
Allora sei recidivo Pod...oltre a perderti x strada, avevi perso anche la "strada" del nostro forum....Bentornato!
complimentianche da parte mia scivo poco ma leggo molto
Adesso POD non puoi più lasciarci...
Ma poi tutti gli atleti del 2009 faranno un bel calendario per il 2010?
grande pod mi sento vicino alla tua storia
E' PROPRIO QUELLO CHE CERCO, SCARPE SECCHE E VELOCI PER GARE BREVI.
Paky sono davvero eccezionali,se pero cerchi delle scarpe "morbide" dove il piede si affossa al suo interno,non sono quese le scarpe giuste,queste sono piuttosto secche,rispondono decise alla spinta che dai sul terreno.
Grazie per la precisazione Giorgio, ecco la prossima A2 da provare allora, forse la colorazione fa un po' ridere però, chissà perchè la fanno così.
:D
Bravo POD!
Anche se ultimamente intervieni poco, quando lo fai sei costruttivo e mai banale. Grande Pod
Ahi Ahi...intervengo per correggere l'affermazione che la Gel Noosa non è per pronatori. E' vero il contrario, infatti ha il supporto DUOMAX antipronazione che è si di dimensioni limitate, ma ha come principale funzione proprio il controllo della naturale fase di pronazione del piede. Atleti con appoggio neutro, con meccanica di corsa efficiente, leggeri e veloci, possono anche trovarsi bene con scarpe di questo tipo, ma ciò è sogettivo da podista a podista...
Si era preoccupata,avevo il cellulare spento ed era sera,avevano gia mangiato loro e non tornavo,poi ho chiamato ho detto che stavo correndo e sarei arrivato a casa un po tardi.
Santa donna!!!
QUando sono arrivato a casa si è arrabbiata me solo perchè non avevo avvisato e lei era in pensiero.
Bravo Pod e bravo Marco!
Bello il racconto...una domanda cosa ti ha detto tua moglie non vedendoti + tornare?
grande POD... vero amore per lo sport...complimenti anche da parte mia...!!!
Sono sempre presente ragazzi!!!
Scrivo meno ma sono sempre li con voi :-))))
Grazie ragazzi!!!
Per quanto riguarda le scarpe,non sono per pronatori,ma io ho quasi i piedi piatti e nella parte mediale queste scarpe mi sostengono maggiormente di scarpe con pianta larga.
Le ho provate fino i 21km e devo dire che non ho avuto nessun problema alle articolazioni,anzi!!
Di solito subito dopo le lunghe distanze, ho dolori al ginocchio destro,con queste scarpe nessun probleme nemmeno un dolore,devo dire pero che per sicurezza ho aggiunto una soletta Asics di supporto.
Ottimo!!! Un altro "storico"... GRANDE POD!!! COMPLIMENTI!!!
Uno dei primi che ricordo di aver conosciuto qui (assieme a Paky)!!!
Uno quelli che c'era sempre quando eravamo quattro gatti sul forum, senza neanche una foto e con quella SPLENDIDA grafica verde!!! Hehehehehe!!!
MA CHE FINE AVEVI FATTO POD?!
Ciau!!!
maestro, mi inchino al tuo successo! Ti porto spesso come esempio a chi dice che ormai è tardi per cominciare a correre :)
Però ultimamente ci snobbi un po', si sente la mancanza dei tuoi interventi! Fatti sentire di più :)
PS: ho dimenticato di dire che sicuramente la scelta del runner del mese è molto azzeccata!
Perchè è per pronatori con piede piatto?
Bravo bravo bravo... Marco,i miei complimenti... gran bel racconto!!!
MITICO POD.
certo che hai preso tutte le manie del triatleta! anche la scarpetta con i fiorellini !
Tienimi aggiornata sulla scarpa. Ho anche io piede piatto.
Grazie.
Loretta
Coplimenti anche da parte mia!
e bravo a Marco!!!!
Complimenti per il bel racconto, alla fine ci faremo un bel libro.