Giovedì 10 Settembre 2009
Il Riposo - I° parte
Molto spesso, quando parlo con i podisti, mi capita di fare questa affermazione:
“il riposo è un mezzo di allenamento“.
Questo concetto è difficile da far capire. Il neofita della corsa in genere all’inizio ha difficoltà ad iniziare a correre perché non gli piace poi così tanto, o perché suda, o perché ha paura di far fatica.
Il “problema“, paradossalmente nasce dopo, quando ha iniziato a correre, e consiste nel fargli capire di doversi prendere anche dei periodi di riposo, di stop o più semplicemente dei periodi in cui l’allenamento viene ridotto sia come quantità che come qualità e/o comunque deve essere differenziato.
Due illustri scienziati come D.L . Costill e J. H. Willmore definiscono il periodo in cui si riduce sia la quantità che l’intensità dell’allenamento con il termine “tapering“.
Ecco cosa accade durante il “ riposo”:
- vengono ricostituite le riserve di glicogeno sia nei muscoli che nel fegato
- permette una forma di rilassamento mentale
- aumenta la forza muscolare
- vengono totalmente o in parte riparati i danni muscolari causati dall’impatto con il terreno
- il gesto tecnico, nel nostro caso la corsa, diviene piu’ economico ed efficace perche’ non più sottoposto a problemi collegati alla fatica
- si generano quindi, i presupposti per il miglioramento della prestazione
Questa premessa spero sia sufficiente a tranquillizzare i nostri amici podisti che temono di perdere tutto l’allenamento se fanno due o tre giorni di pausa. La modulazione dell’intensità e del volume del carico permette di ottimizzare la prestazione.
Ecco perché in certi determinati periodi è necessario allenarsi meno e più lentamente.
Il riposo forzato o la fortissima riduzione dell’allenamento può essere salutare appena si avvertono i fenomeni classici dell’overiching e dell’overtraining, termini che spigheremo in un successivo articolo : Bene ora, come di consueto affrontiamo gli aspetti pratici del “riposo”.
I PERIODI DI SCARICO
Il periodo in cui si applica il concetto di tapering equivale alla comunissima settimana di scarico.
In genere uso far fare ai miei allievi una settimana di scarico ogni 2 o 3 settimane di carico.
Ci possono però essere dei casi in cui si fa una settimana di carico ed una di scarico e questo è un metodo usato di frequente con le donne. I podisti più evoluti fanno prevalentemente 3 settimane di carico ed una di scarico, mentre i podisti meno evoluti tendono a fare due settimane di carico ed una settimana di scarico.
Da queste considerazioni resta evidente che la modulazione dei periodi di carico e scarico deve essere tarata di situazione in situazione.
All’interno di ogni settimana si formano i microcicli che prevedono l’alternanza di allenamenti di intensità e di volume relativamente elevata rispetto ad allenamenti in cui questi parametri sono ridotti. L’insieme delle settimane di carico e di scarico forma i mesocicli, periodi che possono durare dai 30 ai 60 giorni.
L’insieme dei mesocicli determina i macrocicli, che in genere sono finalizzati ad una determinata prestazione e possono durare dai 3 ai 6-8 mesi. La durata dei mesocicli e dei macrocili non è rigida, ma abbastanza elastica e puo’ essere modulata in base alle verifiche
Tra qualche giorno approfondiremo nel dettaglio dove e come inseriere i giorni di riposo.
Fulvio Massini









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6 commenti
questo è un test
Buona questa:
Gli adattamenti avvengono solo se di dà il tempo all'organismo di assorbire l'effetto "stressante" dell'allenamento.
Grazie del consiglio.
carissimo Panky visto che siamo a dare i numeri io ho 55 annia riposo ho 50 -52 bpm ed arrivo ancora a 199 pm. Quindi 220- età deve essere presa con molta cautela. Gli adattamenti avvengono solo se di dà il tempo all'organismo di assorbire l'effetto "stressante" dell'allenamento. Quindi che non rallenta mai nell'intensità nell'intensotà ne il volume dell'allenamento ad un certo punto, non migliorerà piu' ed andrà verso l'infortunio. Buon allenamento. Fulvio
... io infatti a 36 anni arrivo ancor a 195bpm.
Comunque articolo interessante, ed è verissimo quando dici:
che il “problema nasce dopo, quando ha iniziato a correre, e consiste nel fargli capire di doversi prendere anche dei periodi di riposo o in cui l’allenamento viene ridotto".
Ciao carissimo non devi crearti problemi a fare domande, a me fa solo piacere rispondere. Le bpm possono arrivare anche a 200 ed oltre sopratutto nei bambini. 220 - età rappresenta una semplice formula che indica il livello massimo di bmp che dovrebbe essere raggiunto senza mettere in periocolo il cuore. Quindi il tuo massimo dovrebbe essere 174 bpm. Per determinare le bpm massime ti consiglio però di non affdarti a questa formula, ma di fare un test incrementale. Buon allenamento,
ciao fulvio, sono un principiante, ho 46 anni e vorrei avvicinarmi al mondo della corsa con tutte le cautele possibili x non incorrere in problemi di alcun genere. apprezzo molto il tuo articolo sopra e vorrei farti una domanda non molto attinente. spero che tu possa rispondermi e mi auguro di non essere preso in giro x la banalita' della domanda. ho letto che il battito cardiaco massimo di un uomo e' circa di 220. questo e' il bpm massimo di un uomo o il bpm max e' 220 - l'eta' . grazie